Piccolo Eden

Lui è Bepi, all’anagrafe Giuseppe, classe di ferro ’37. Mio padre.

E “Piccolo Eden” il suo ultimo sforzo letterario, l’ultima delle sue opere. Opere che nel tempo lo hanno visto comodamente indossare i panni dello scrittore, del poeta, del pittore ed altri ancora. Opere che, in passato, hanno allietato i sensi delle sole cerchie ristrette di amici, parenti, coscritti. Opere che, immagino un tempo, avranno stuzzicato i sensi dei suo alunni delle scuole elementari. I suoi e quelli dei colleghi, che proprio lui usava riunire -di tanto in tanto- per “combinare” qualcosa di diverso, divertente, creativo.

Questa volta, però, l’opera, il libro, si affaccia ad una realtà nuova: la pubblicazione su una piattaforma dedicata (Amazon) e la potenziale ampia platea. Infinita, mi piace pensare, se dotata della pazienza di leggere in italiano.

Il Piccolo Eden, un giardino magico, è sempre stato lì. In fondo a casa. E noi quattro fratelli, insieme agli altri avventori che sul finire degli anni ’70 costituivano gruppi-gioco da trenta persone o giù di lì, sappiamo bene quante ne ha viste. Col passare degli anni, poi, noi oramai adulti, è ritornato ad essere quel silenzioso angolo verde, dove la natura tutto può.

Inizia così, con i versi ispirati da piante e foglie, il racconto dell’autore:

Un manto di foglie
sonnecchia sull’erba ingiallita
del prato.
Si crogiola un fungo,
protetto,
al tepore d’autunno.
Scheletrico stecco s’inarca
e occhieggia colonna
di famelici insetti.
Angoli acquerellati s’impreziosiscono
mentre…

Continui riferimenti agli elementi della natura, la fertile terra che volge lo sguardo al cielo; il cielo che, a sua volta, dona vita alla fertile terra, accarezzandola.
Nel mezzo l’uomo: Bepi, gli avventori occasionali, gli habitué; e poi gli amici dell’uomo e della natura, un’Arca di Noè al completo, residenti a pieno titolo del colorato Eden.

Emozioni.

Emozioni nel vedere, anno dopo anno, madre natura assopirsi per poi risvegliarsi, più florida di prima. Emozioni che l’uomo vive, col passare delle stagioni, maturando insieme alla natura.

Emozioni che vi invito a vivere, con me, leggendo questo piccolo capolavoro.

Bravo Bepi.

p.s.: mamma Antonia, da lassù, sono convinto, lo ha già letto. Apprezzato. Un altro fiore in mezzo ai fiori.

Sono anche straconvinto che, nel leggerlo, avrà trovato l’unico errore di battitura rimasto tra un rigo e l’altro. Come solo lei sapeva fare, da buona maestra. Anche lei. Ma questa è un’altra storia…