Certific-Azioni

Quante volte al giorno, nei vostri feed LinkedIn, passa il messaggio “I’m happy to share that I’ve obtained a new certification…“?

Colleghi, clienti, partner o semplici conoscenti che hanno passato le ultime settimane, qualche volta mesi, a studiare un argomento particolare; solitamente affine alla propria professione, oppure sempre più spesso innesco della voglia di volerne intraprendere una nuova.

Sono tantissimi, tra connessioni dirette ed indirette. Fino al sesto grado di separazione, ragion per cui nel mio feed, ieri, è comparsa l’ultima certificazione presa da Elon Musk. Sono tantissimi, soprattutto in questa nuova era post-pandemica, quella della “great resignation“.

Vi ci ritrovate, vero?

Personalmente, non ho mai frequentato certe “parrocchie“, forse solo per pigrizia, ma esami ed esaminatori mi sono spesso sembrati -perdonate la semplificazione- un po’ lontani dalla vita reale, dalla quotidianità del lavoro. Lontani ed artefatti.

Le uniche certificazioni in mio possesso, perlopiù obbligatorie ed invecchiate peggio dello yogurt che ho in frigo da tempo, compongono un curriculum che farebbe ulteriormente sorridere l’amico Gabriele, che di recente ha vantato il record che trovate nello screenshot qui sotto (certifico io Gabriele, vai tra’)

Non fraintendetemi: acquisire competenze è cosa sana e giusta. Mettersi alla prova di fronte ad un esaminatore o, peggio, ad un test a scelta multipla, potrebbe altrettanto esserlo.

Quello che manca, a mio avviso, per ben continuare la frase di apertura (“I’m happy to share…“) è l’informazione più importante, quella a cui dedicherei volentieri del tempo, in lettura.

E cioè: bene la certificazione su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, ottima anche la specializzazione presa sulla Generative AI. Complimenti per aver superato l’esame di questo o quel servizio Cloud, di quella piattaforma, di quella scuola di Business Management, di Economia e Marketing. Bravo per l’attestato che conferma le tue competenze in ambito Green IT, Sustainability e ESG.

Ma la domanda, anzi alcune delle domande, sono:

  • Cosa hai imparato veramente?
  • Ti è piaciuto? Consiglieresti ad altri di intraprendere lo stesso percorso?
  • Come cambierà il tuo modo di approcciarti all’argomento, ora che ne sai un po’ di più?
  • Quali benefici per te, la tua azienda, la comunità in cui vivi e -perché no- il mondo intero?
  • Su cosa sei in disaccordo rispetto a quanto studiato?
  • Quali applicazioni future intravedi in ambito?
  • etc. etc.

Insomma… cosa “c’è scrittosul retro di quel diploma affisso, fresco di stampa, nella tua timeline di LinkedIn?