Nell’imparare la lingua inglese mai sottovalutare la pronuncia. Altrimenti succede che (se) vi intercettano, venite mal interpretati e finite nei guai.

Dall’Eco di Bergamo:

La Big Babol non era la tangente. Orietta Rocca disse «big brothers»

Era stata scodellata anche l’esegesi cromatica per quella definizione in codice: «Big Babol», le famose gomme da masticare tendenti al violaceo come il colore delle 200 banconote da 500 euro che Pierluca Locatelli e la moglie Orietta Rocca stavano andando a consegnare a Giuseppe Rotondaro, il funzionario dell’Arpa che avrebbe dovuto poi recapitarle all’allora vice presidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani.

Per chi, quel 26 settembre, ascoltava la conversazione dei coniugi grazie alla «cimice» piazzata sull’Audi Q7 dell’imprenditore di Grumello, le chewing-gum non erano altro che un modo da parte della donna di definire la mazzetta da 100 mila euro da versare dopo aver ottenuto l’autorizzazione di una discarica nel Cremonese.

«Stai parlando delle Big Babol?», avrebbe chiesto lei al marito, dimostrando – per gli inquirenti che indagano sulla vicenda Brebemi – una certa dimestichezza con lo slang cifrato di chi agisce nel torbido. La gommosa metafora aveva pure scatenato la fantasia dei titolisti e partorito l’irridente cartellonistica dell’Idv. S’è invece scoperto che Orietta Rocca aveva letteralmente pronunciato: «Stai parlando dei big brothers?», riferendosi a due fratelli soci in una delle aziende del marito. Lei stessa, durante l’interrogatorio davanti al gip, ci aveva tenuto a precisarlo. Andandosi a riascoltare il passaggio, gli inquirenti hanno scoperto che la donna, difesa dall’avvocato Marco De Cobelli, aveva ragione.


Vi ricordate a malapena la melodia di una canzone ma non il titolo? Cantate, o semplicemente lalla-te, dieci secondi su midomi.com, quelli di SoundHound. Titolo, autore, interprete, testo, album, video e quant’altro reperibile in rete sul motivo ricercato compariranno magicamente(*) sul vostro schermo.

(*)”magicamente”: solo se cantate -o lallate- bene.


La tanto attesa apertura della piattaforma, al momento solo per i Power Users invitati, è prevista per il prossimo 6 Febbraio; ecco la comunicazione ufficiale:

Volunia (@Volunia): Access date for Power Users: 6 February 2012. You will find less of an engine and more of Volunia!



GTmetrix consente di effettuare un test di performance del vostro sito web; i risultati ottenuti, molti e catalogati come ‘page speed’ e ‘yslow’, sono un buon punto di partenza per analizzare gli eventuali problemi riscontrati (tempi di risposta, qualità del codice, etc.). La cosa più interessante, però, sono le raccomandazioni messe a disposizione per spiegare quali azioni intraprendere per correggere gli errori (prudenza e competenza, comunque, sono richieste, perché trattasi di informazioni generiche che potrebbero non essere applicabili al vostro sito).


Ecco la locandina dell’evento. Ci vediamo lì?

Java User Group Milano ha il piacere di invitarti al 45° JUG MEETING, giovedì 19 gennaio 2012, presso la sede di Glass, via S.Maria alla Porta, 9 – 20123 Milano.

Programma dell’incontro:
h 18:30 JUG news e attività in corso
h 18:45 “REST interfaces for WebApps with Spring”, a cura di David Gómez
h 20:00 “CSS for non-designers”, a cura di Nacho Coloma
(entrambi gli interventi saranno in inglese)

Al termine dell’incontro (h 21:00 circa) per chi lo desidera, ci troviamo per andare a mangiare una pizza tutti insieme.

ATTENZIONE: fra chi parteciperà alla pizzata, verrà estratto a sorte un posto gratuito per il corso ufficiale “Spring Core” che si terrà a Milano dal 24 gennaio (http://extrema-sistemas.com/it/training/corso-ufficiale-core-spring).

COME ARRIVARE
La sede di Glass si trova in centro, vicino alla fermata MM Cairoli della metropolitana rossa.

Per chi fosse interessato a partecipare,è gradita conferma all’URL:
http://www.jugevents.org/jugevents/event/registration.form?event.id=43355

Per informazioni: http://www. jugmilano. it
oppure iscriviti alla mailing list: http://groups.yahoo.com/group/it-milano-java-jug/


Non lo sapevo e per me, come per Nick, è stata una sorpresa. In sintesi: nel 18esimo secolo Americani ed Inglesi avevano lo stesso accento (più o meno, è una semplificazione, ma rende bene l’idea). A partire da quel momento gli abitanti del sud dell’Inghilterra, soprattutto quelli delle classi più agiate, iniziarono a parlare sempre più un inglese “non-rothic“.

L’articolo completo di Nick è qui sotto; se avete poco tempo, invece, vi consiglio di leggere solo questo passaggio del libro “The Cambridge History of the English Language: English in North America”.

Nick Patrick: Did Americans in 1776 have British accents?

Reading David McCullough’s 1776, I found myself wondering: Did Americans in 1776 have British accents? If so, when did American accents diverge from British accents?

The answer surprised me.

I’d always assumed that Americans used to have accents similar to today’s British accents, and that American accents diverged after the Revolutionary War, while British accents remained more or less the same.

Americans in 1776 did have British accents in that American accents and British accents hadn’t yet diverged. That’s not too surprising. What’s surprising, though, is that those accents were much closer to today’s American accents than to today’s British accents. While both have changed over time, it’s actually British accents that have changed much more drastically since then. First, let’s be clear: the terms “British accent” and “American accent” are oversimplifications; there were, and still are, innumerable constantly-evolving regional British and American accents. What most Americans think of as “the British accent” is the standardized Received Pronunciation, also known as “BBC English.” While there are many differences between today’s British accents and today’s American accents, perhaps the most noticeable difference is rhotacism. While most American accents are rhotic, the standard British accent is non-rhotic. (Rhotic speakers pronounce the ‘R’ sound in the word “hard.” Non-rhotic speakers do not.)

So, what happened?

In 1776, both American accents and British accents were largely rhotic. It was around this time that non-rhotic speech took off in southern England, especially among the upper class. This “prestige” non-rhotic speech was standardized, and has been spreading in Britain ever since. Most American accents, however, remained rhotic. There are a few fascinating exceptions: New York and Boston accents became non-rhotic. Irish and Scottish accents are still rhotic.

If you’d like to learn more, this passage in The Cambridge History of the English Language is a good place to start.


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