Il sabato al villaggio

Mi perdonerà, il Leopardi, per il titolo preso in prestito ed un poco storpiato. Ma è questione di sopravvivenza, per noi poco usi ai villaggi vacanze, bazzicandoci saltuariamente, fermarsi ad osservare, ascoltare… prendere appunti. Dell’estate duemilaventidue, qui di seguito, i miei.

Una lussuosa struttura e la fauna che la popola. Attacco, conquista, saccheggio e fuga. Tutto in una settimana.

C’è milanese uno. Rolex al polso, parla in corsivo ma non lo sa, e quindi non se ne vergogna. Ha abitato in centro, anzi viene da proprio da lì, ma ora ha comprato casa più grande, in provincia (aka, dalla Barona si è spostato a Rozzano). Ha speso tanto per questa vacanza, forse più di tutti gli altri: non lo spiffera ai quattro venti, ma associa il peso dell’ultimo bonifico, quello del saldo, alla prestigiosa onorificenza dell’Ordine della Liberazione francese. Ed è in pace con sé stesso. Per contro, ha pretese decisamente modeste: mangiare, dormire e… mangiare nuovamente e dormire ancora una volta. “Perché tra una settimana torno a fatturare”.

Milanese due, invece, ci tiene a far sapere che sta veramente in centro e l’abbigliamento è il modo giusto per dimostrarlo. Trentadue gradi Celsius, quelli percepiti sono una manciata in più, si presenta in spiaggia rigorosamente in boxer da bagno e camicia bianca a maniche lunghe; la sera, invece, a nord di mocassino e bermuda bianche compare un maglioncino di cotone blu a maniche lunghe. I Celsius percepiti, “fuori”, continuano ad essere quelli di qualche ora prima: calm down e suda inside.

Il toscano. Gli manca -ahimè- qualche consonante e, complice Pieraccioni e soci, si sente in dovere di fare quello brillante e simpatico. L’intenzione è buona, la realizzazione molto meno. Quindi passa a “quello che le spara più grosse“: gli squali pinna-tutti-i-colori-dell-arcobaleno li ha visti solo lui, anche se al molo, la sera, ne arrivano in quantità industriale a rifocillarsi di nascosto; il pipistrello gigante pende a testa in giù solo dalla palma di fronte al suo bungalow, il mare come lo vede lui dal suo patio… “Manco alle Maldive!” (ma qui siamo veramente alle Maldive).

Il romano si presenta alla lezione introduttiva di padel ricolma di principianti incalliti, inconsapevoli protagonisti della rivisitazione in chiave moderna del celeberrimo match Filini-Fantozzi di tennis. “Io gioco tutti i lunedì”, dichiara spavaldo il centurione al maestro. Poi entra in campo e al primo scambio fa cilecca. Il secondo è un disastro. Al terzo la débâcle. Mi guardo intorno, a me spettatore viene un dubbio: che ci sia in zona la moglie e quel “gioco tutti i lunedì” è solo la versione due-punto-zero del famoso “calcetto del giovedì con gli amici“?

Sempre il padel, “trionfo delle pippe” sostiene Nicola Pietrangeli, ci regala un’ulteriore chicca. Si palesa l’expat, deciso l’incipit: “Sono italiano, ma risiedo da tanti anni all’estero, dove questo sport si pratica -me compreso- da molto più tempo”. Salta tutti i preliminari di impugnatura e palleggio, probabilmente anche lui gioca every monday, penso io. Scimmiottando il mitico Duplantis, campionissimo del salto con l’asta che passa le misure più basse per entrare in gara direttamente ai sei metri, entra in campo solo per la partita vera. Lo fa, dura meno di Jacobs nei cento metri, sbaglia tutto e abbandona il rettangolo di gioco. Scruto nuovamente gli spalti. Immediata la sensazione, quasi un sospetto, che questi non sia altro che il compare del tizio precedente, quello dei lunedì sera in pantaloncini e racchetta. Altra moglie in zona, altra balla… internazionale? Boh…

Il romagnolo. È fisicamente alle Maldive ma tradizioni e territorio, chiocce anche a queste latitudini, lo fanno subito sentire a casa. Fa capannello facilmente e attacca bottone col racconto di “quel ristorantino a Milano Marittima, lo scorso gennaio”, dove ha anche scoperto un sacco di cose sulle lumache di mare, “che hanno pure la bocca” e tante altre cose ancora. È fisicamente alle Maldive, ma si inerpica in vocianti lodi degli atolli della Polinesia, dove lui è stato, e da dove è poi tornato con quel volo diretto Bora Bora / Forlì. Improvvisa accelerazione ed inversione a U, impreparati gli astanti, sgomenti, e la butta in politica, “quella vera, quella internazionale”. Le interne di Giappone e Cina le più gettonate; lui vi si reca una volta all’anno per lavoro e “ai cinesi è stato concesso di fare più di un figlio“, ma hanno problemi con le emissioni di CO2, il protocollo di Kyoto non regge, il cambio col dollaro va così-così. “Ve la scatto io una foto al tramonto”, dice all’unica coppia rimasta impantanata per ben venti minuti nel suo monologo, “e non preoccupatevi se vengono un po’ scure”, chiosa, “poi clicco su modifica e l’iPhone sistema tutto”.

La signora piemontese. E’ appena ammarata, non ha ancora avuto modo di sgonfiare le valigie, che ha già chiesto a tutti quanto hanno pagato per venire quaggiù, se hanno preso un volo diretto o se hanno fatto scalo, se con scalo… scalo dove?, quale crema solare hanno portato, perché secondo lei qui la protezione 50 è meglio della 30, “visto che non siamo a Marsa Alam, in Egitto“. E perché, dovesse servire, per le scottature, soprattutto quelle più dolorose, non v’è miglior unguento dell’aloe vera che le passa la sua migliore amica. Spirale senza respiro, vorticosa a perdifiato, bersagliera del Carlo Alberto di Savoia. Ma ora è tempo di prendere maschera e boccaglio e andare a dirne due (come farà sott’acqua?!?) anche a Nemo, il pesciolino che sta in barriera. “Non la Barriera di Milano, che poi veramente sta a Torino“. Gelo. A trentadue Celsius.

La signora bresciana. TecheTechetè non riempie le sere d’estate come potrebbe invece riempirle una Maria De Filippi qualunque a gennaio. E allora lei che fa? Si immola per la causa, attende il tramonto, quando l’isola è in religioso silenzio. Si allunga sulla sdraio appena fuori casa e attacca con una lunga telefonata all’amica del cuore, rimasta nella rovente città della leonessa, e sciorina uno-ad-uno fatti e misfatti inerenti alla coppia e ai problemi annessi, la crisi in corso, la gestione dei figli, l’assegno di mantenimento, i dettagli degli ultimi whatsapp di lui a lei, di lei a lui, di lui all’altra. Quanto non è sensibile lui. Quanto lei -al contrario di lui- invece lo è. Eccetera eccetera…
Appena arrivato al resort m’ero chiesto perché in camera non ci fosse la televisione: sciocco io a chiedermelo, quando gli inediti di Beautiful vengono trasmessi live a solo un’allungata d’orecchi, qui a fianco.

Per finire, normal-man, l’uomo comune, la restante parte della cacciagione del resort. Ha prenotato online, scegliendo il villaggio, all-inclusive, per fare prima. Perché è pigro. Ma odia il “gioco aperitivo” e l’animazione di ogni genere. Non vuole rotture di scatole, deve riposare, vuole mangiare bene senza far la coda al buffet, non desidera partecipare ad alcuna attività sportiva, aspira a passare intere giornate percorrendo il tragitto andata/ritorno “letto bungalow – lettino spiaggia” . Niente inutili escursioni, niente animatori, niente nuove conoscenze, niente contatti coi vicini di ombrellone. Niente di niente.

Una lussuosa struttura e la fauna che la popola. Attacco, conquista, saccheggio e fuga. Tutto in una settimana.

La mia cartolina.