Convivenze

Quasi un meeting delle Nazioni Unite. Treno locale, affollato e sudaticcio com’è -purtroppo- di regola sui Regionali del nostro paese. La giovane ed abbondante magrebina urla in lingua originale al cellulare, e si rilassa fino al punto di occupare il posto a sedere di fronte con gambe e piedi (scarpe comprese). Il macedone che le siede accanto interrompe la telefonata, anche questa in lingua, ed inizia un dialogo in un italiano incerto:

Lui: “Togli le scarpe, il sedile si sporca; e se poi qualcuno si siede?”

Lei: “Perché? Vieni forse tu domani a fare le pulizie?

Lui: “No, però stai sporcando”

Lei: “E allora? Non le fai tu le pulizie…”

Intervengo io, spiegando le ragioni del ragazzo alla ragazza; che non vuole capire. Attiro a me lo sguardo dell’intero vagone, curioso misto approvazione. La donna si ritira stizzita, il ragazzo sorride soddisfatto. Un segnale positivo, nonostante la maleducazione di un singolo, in ottica di integrazione. Soddisfatto anche il sottoscritto, per cinque minuti mediatore, un Kofi Annan qualunque della bassa.

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